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Blackout. Il lato oscuro di Istanbul.

“Blackout ha due significati diversi. Prima di tutto, spegnere le luci è una forma passiva di difesa, usata anche per proteggersi dal nemico, durante i periodi di guerra. Blackout crea un isolamento in questo senso tra la luce interiore e l’oscurità esteriore. Il secondo significato è quello relativo al blackout individuale, l’avere un’altra dimensione della coscienza. Il non ricordare. Questa è la parte più collegata a me, e questo è il mio blackout in un certo senso.”

Così Coşkun Aşar racconta del suo libro, BLACKOUT.

Blackout è un romanzo visivo sul lato oscuro di Istanbul. Un libro nato da un lunghissimo lavoro che racconta tante piccole storie che popolano, vivono e accadono in quella parte di Istanbul nascosta agli sguardi ordinari dei suoi abitanti. Ci sono quattro livelli in Blackout. Quattro livelli legati ai luoghi della città in cui l’autore ha vissuto e alle storie che ha vissuto e che lo hanno coinvolto direttamente, nel corso degli ultimi vent’anni. Il livello in cui ci addentreremo è quello che si sviluppa a Tarlabaşı, quartiere di marginalità al centro della città, ancora oggi nell’immaginario collettivo sinonimo di illegalità e impoverimento ma che è anche luogo di mescolanza, integrazione, solidarietà. Un quartiere di importante riferimento per la comunità transgender di Istanbul, negli ultimi anni oggetto di una repressione sempre più soffocante. Le storie dei suoi protagonisti sono ampiamente ritratte negli scatti senza filtri di Coşkun.

Attraverso i racconti diretti di queste storie da parte dell’autore, e accompagnat* da Alberto Tetta, giornalista e producer per Rai Istanbul, in collaborazione con Centro delle donne di Bologna e MIT – Movimento Identità Trans, ci siamo addentrati nel lato oscuro di Istanbul e nelle tante vite transgender che, nonostante tutto, la popolano e la illuminano.

Le fotografie di Michela Sartini ci accompagnano alla scoperta della serata di presentazione.