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Bloccati alle porte d'Europa

A Idlib, grande città nel nord della Siria dove il regime siriano e la Russia stanno combattendo da mesi i ribelli sostenuti dalla Turchia con l’obiettivo di riconquistare l’area, è in corso una crisi umanitaria che Mark Cutts, vice-coordinatore umanitario regionale dell’ONU per la Siria, ha definito monumentale1https://www.aljazeera.com/programmes/upfront/2020/02/idlib-crisis-monumental-scale-200228141332695.html.

Al Jazeera riporta che negli ultimi tre mesi circa 1 milione di siriani si è diretto verso il confine turco fuggendo dai bombardamenti2Ibidem. Tra questi quasi l’80% è costituito da donne e bambini, costretti a vivere in condizioni disumane che rappresentano, secondo l’ONU, la più grande storia dell’orrore umanitario del XXI secolo3https://www.aljazeera.com/news/2020/03/task-aid-groups-idlib-struggle-syrians-200301053201111.html.

Mentre le persone continuavano a scappare dalla fiamme, i combattimenti non sono cessati ed è proprio in seguito all’uccisione di 33 soldati turchi durante un attacco del regime siriano4https://www.aljazeera.com/news/2020/02/turkish-soldiers-killed-air-raid-syria-idlib-200227211119672.html che, giovedì 27 febbraio, il Presidente turco Erdoğan ha annunciato che avrebbe aperto le frontiere con l’Unione Europea agli oltre 4 milioni di migranti ospitati dal suo paese. Oltre 3.6 milioni di essi sono siriani5https://www.aljazeera.com/news/2020/02/europeans-tighten-borders-turkey-opens-gates-refugees-200228085448988.html.

Di conseguenza, a partire da giovedì notte tantissime famiglie sfollate in Turchia hanno deciso di provare a scavalcare il confine per raggiungere l’Europa, un lavoro legale, una casa sicura, un futuro tranquillo e dignitoso per i loro figli, una vita senza disperazione. A distanza di poco di una settimana, sono decine di migliaia le persone ammassate ai confini di terra e di mare tra la Turchia e la Grecia.

Ma la Grecia, e l’Unione Europea tutta alle sue spalle, non le vuole accogliere. Mentre il Commissario europeo per la Gestione della Crisi ha confermato l’intenzione dell’UE di continuare a supportare i rifugiati in Turchia6https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_400, le frontiere europee restano sigillate e le forze armate greche respingono i migranti dall’altro lato del filo spinato con violenza e gas lacrimogeni. Secondo Foreign Policy, almeno 32.000 migranti sono stati arrestati al confine di terra greco7https://foreignpolicy.com/2020/03/05/refugees-turkey-europes-morality-is-dying-at-the-greek-border/. L’inaudita gravità della situazione si riassume nella decisione della Grecia, annunciata dopo il Consiglio per la sicurezza nazionale di domenica 1 marzo, di sospendere la registrazione delle domande d’asilo per chi entra irregolarmente nel paese e di espellere immediatamente senza registrazione le persone appena arrivate.

``Ognuno ha il diritto di chiedere asilo. Espellere persone in assenza di una giusta procedura potrebbe significare rimandarle verso gli orrori della guerra o metterle a rischio di subire violazioni dei diritti umani, in violazione del principio basilare del non respingimento.``

(Eve Geddie, direttrice dell’Ufficio di Amnesty International presso le Istituzioni europee)

Il rispetto da parte dell’Unione Europea per il principio di non respingimento, o non-refoulement8Il principio di non-refoulement è una colonna portante del diritto internazionale in materia di immigrazione. Principio fondamentale della Convenzione di Ginevra sui Rifugiati del 1951, di cui tutti gli stati membri dell’UE sono parte, l’Articolo 33 sul non-refoulement sancisce “che nessun rifugiato può essere respinto verso un Paese in cui la propria vita o libertà potrebbero essere seriamente minacciate” (https://www.unhcr.it/chi-siamo/storia/la-convenzione-sui-rifugiati-del-1951)., era già stato messo in forte dubbio a più riprese da ricercatori, politici e membri della società civile a partire dal 18 marzo 2016. In quella data, la Turchia e i governi degli stati membri dell’Unione strinsero un patto molto controverso per impedire nuove partenze e bloccare così i flussi migratori verso l’Europa. L’accordo venne emesso come un semplice comunicato stampa da parte del Consiglio Europeo, senza percorrere l’iter legislativo ordinario previsto per i trattati, ma con il tempo si è di fatto rivelato l’esempio più riuscito del cambiamento strutturale della politica migratoria europea. Da quel giorno a oggi, l’UE ha versato quasi 6 miliardi di euro alla Turchia «per gestire l’enorme numero di profughi siriani e altri migranti sul suo territorio […] mentre la Turchia garantiva di sorvegliare al meglio la propria frontiera con la Grecia9https://www.ilpost.it/2020/03/02/migranti-turchia-grecia/ » e di riammettere tutti i richiedenti asilo giudicati “irregolari” dalle autorità greche dopo lo scrutinio delle domande d’asilo10Per saperne di più, qui i link ai documenti ufficiali dell’UE sull’argomento: the EU Facility for Refugees; the EU-Turkey Statement.

Il fatto che ora la Grecia si rifiuti di ammettere le domande d’asilo può costituire una violazione di varie norme europee e internazionali sul diritto all’asilo, come l’Articolo 18 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e la Convenzione di Ginevra sui Rifugiati del 1951.

In questo clima di confusione e angoscia, Hayat aderisce con forza alla mobilitazione e agli appelli lanciati sia in Italia che all’estero in solidarietà con i migranti bloccati al confine turco-greco. Ricordando che (come diceva lo scrittore Andrea Camilleri) “l’altro, per l’Altro, siamo noi”. 

Riferimenti: