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Laboratorio di sartoria

Il progetto, promosso dalle realtà di Hayat aps e dal Gruppo Informale Muovi il Treno, è un’iniziativa ricreativo – culturale di invito e promozione alla scoperta delle proprie capacità artistico sartoriali che ha luogo all’interno dei locali del programma Passaporta sotto i portici del Treno della Barca

Il progetto, diretto ad una fascia di pubblico femminile,coinvolge da aprile 2025 ogni due martedì del mese, donne e qualsiasi altra soggettività marginalizzata di tutte le età e provenienze. In tutta l’area della Barca si riscontra infatti una specifica problematicità rispetto alla mancanza di spazi e di centri aggregativi non solo per adolescenti ma anche di spazi extra domestici per adulti, che in effetti sono del tutto assenti, e tra le cui dinamiche si evidenzia l’alto tasso e rischio di isolamento e solitudine. L’assenza di spazi per le persone, assume un carattere peculiare e significativo soprattutto se messa in relazione allo scarso peso e spazio delle soggettività femminili con background migratorio nel dibattito pubblico e nell’agenda politica, tanto a livello locale quanto globale. La mancanza di spazi si riflette infatti in un’assenza di tempo per l’ascolto e quindi di raccolta di bisogni e necessità, in sintesi nella totale indifferenza per l’esistenza di questo target di popolazione. Secondo infatti la geografa femminista Leslie Kern in La città femminista. La lotta per lo spazio in un mondo disegnato da uomini (2024), raramente i bisogni delle donne sono stati presi in considerazione nelle scelte di pianificazione e costruzione della città, o meglio della “città degli uomini”. Proprio nella periferia inoltre, le situazioni delle persone socializzate donne con background migratorio ma anche quelle di qualsiasi altra soggettività non uomo cisgender, peggiorano. La marginalizzazione di corpi già in sé periferici perché razzializzati, permette l’inaccessibilità sia fisica che culturale e sociale al centro della città promuovendo una totale mancanza e privazione di diritti. Oltre a ciò inoltre, si tratta di soggettività spesso anche madri il cui tempo quotidiano delle proprie giornate è scandito nella cura per i propri figl*. In questo senso, nella totale assenza di aiuti istituzionali e nella totale responsabilizzazione individualizzante nei confronti del genitore madre, trovare il tempo per la cura e la scoperta del sé e delle proprie relazioni è alquanto difficile, se non impossibile. Proprio per questo, attraverso un approccio decoloniale  e transfemminista e in linea con i laboratori di Doposcuola che negli stessi spazi già vengono portati avanti per i bambin* del quartiere, Hayat aps e Muovi il Treno, promuovono la costruzione di uno spazio nuovo e alternativo attraverso un’attività pratica e materiale in grado di superare – laddove necessario- anche le barriere linguistiche, oltre che promuovere spazi resistenti e realmente inclusivi. In relazione agli obiettivi generali, attraverso la proposta di un corso totalmente accessibile e gratuito e la possibilità di poter acquisire delle competenze e degli strumenti pratici, le partecipanti sono  incentivate a diventare protagoniste nella costruzione dei loro capi. Oltre a poter acquisire competenze materiali per imparare l’arte del cucito come possibilità creativa e ricreativa, il corso pone le basi e sviluppa competenze da poter applicare anche in ambito lavorativo. Favorisce inoltre un processo di sviluppo di comunità attraverso la creazione di una “stanza tutta per sé”, uno spazio sicuro, inclusivo, autodeterminante e aperto a tutte. Solo in questo senso è possibile creare insieme un luogo di aggregazione, coesione sociale e solidarietà. In questa direzione è possibile inoltre promuovere una cultura sostenibile attraverso un approccio etico e responsabile verso l’ambiente e la moda. Incoraggiare pratiche di cucito che riducono gli sprechi (attraverso l’uso di stoffe riciclate) e valorizzino la creatività individuale, significa creare un’alternativa solidale e possibile rispetto al grande mercato consumista e aziendalista del fast fashion. Ultimo obiettivo infine quello di  tramandare pratiche di conoscenza artigianale e artistica tra le abitanti del quartiere per poter costruire uno spazio di incontro tra le comunità della zona che faticano esternamente a trovare luoghi di connessione. In particolare, tessere legami e possibilità relazionali tra le abitanti storiche del quartiere e le nuove comunità con background migratorio.